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Le misure odierne di Berna in materia di Covid faranno discutere molto e, come tutte le scelte difficili, non potranno accontentare tutti.
La necessità di limitare ulteriormente spostamenti ed acquisti ritenuti non essenziali, pur mantenendo la libertà di circolazione personale, non è stata condivisa ed accettata dai più.
Permane un senso di disparità di trattamento per alcuni settori, una sensazione di “non decisioni” prese per una mancanza di allineamento totale in capo al Consiglio Federale. La scelta dei settori merceologici da chiudere o mantenere aperti non riesce a convincere.
Si poteva ad esempio sfruttare meglio il periodo post-natalizio per limitare gia’ qualche attività o introdurre un piano tamponi esteso, oltre ad implementare misure di protezione per le fasce più deboli.
Se la conferma degli aiuti per i casi di rigore sembra al momento dotata di una sua coerenza (20% del fatturato annuale, che corrisponde ad almeno 2 mesi e mezzo di chiusura), rimane un punto interrogativo su chi non è stato colpito direttamente da ordinanze di chiusura, ma ha allo stesso tempo subito i danni derivanti da queste. Oppure tutte le piccole imprese che non hanno potuto continuare pienamente l’attività a causa di malattia dei dipendenti o restrizioni varie. Il mantenimento della soglia del 40% di calo del fatturato per accedere ai fondi potrebbe essere fatale.
Non basta una erogazione di fidejussioni, anche per loro serve un aiuto concreto a fondo perso (ovviamente con i dovuti controlli e limiti, evitando abusi e pioggia di soldi per tutti, anche a chi non li merita o era gia’ in situazioni di pre-fallimento).
Abbiamo la fortuna di essere tra gli Stati con il miglior rapporto deficit/PIL e siamo totalmente indipendenti nelle nostre decisioni politiche ed economiche. Usiamo questo vantaggio prima di distruggere la base del nostro sistema economico.
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